9, Novembre 2023

L’educazione finanziaria: solo conoscenza tecnica o una bussola per la crescita del tuo patrimonio?

by Giuseppe Allegra

Il mese di ottobre, appena trascorso, è quello tradizionalmente dedicato all’educazione finanziaria.

Anche quest’anno si sono organizzati alcuni incontri nelle scuole, la stampa ha dedicato uno spazio all’argomento, trascurato invece nel resto dell’anno, e coloro che lavorano nel settore finanziario, dal management di istituti bancari sino al semplice consulente finanziario, si sono pubblicamente pronunciati e hanno messo in atto piccole o grandi iniziative a sostegno della diffusione dell’educazione finanziaria.

La mia impressione, confrontandomi con clienti ma anche con addetti ai lavori, è che l’educazione finanziaria sia valutata il più delle volte esclusivamente come conoscenza tecnica e non come bussola nei comportamenti finanziari che ciascuno di noi assume, più o meno consapevolmente, ogni giorno. 

Wikipedia definisce l’educazione finanziaria come “quel processo mediante il quale i consumatori/investitori migliorano le proprie cognizioni riguardo a prodotti, concetti e rischi in campo finanziario…”  però chiarendo alla fine che si tratta di “una competenza di base per potersi orientare nelle scelte finanziarie anche le più semplici che riteniamo di assumere nella vita“.

Nella pratica, osservo che in genere si è molto disponibili ad accettare un consiglio del proprio consulente ma anche di amici, parenti e “cuggini” in merito all’azione da acquistare o al BTP col prezzo e la durata che genera maggiore rendimento e via di seguito, mentre si minimizza (o a volte si guarda con sospetto) un consiglio su come  tenere un bilancio familiare delle entrate ed uscite, su come pianificare con metodo, dati e previsioni un investimento futuro personale o familiare (o, purtroppo, a volte anche aziendale) o su come gestire le distorsioni cognitive e le emozioni che spesso ci fanno perdere la bussola nella strada dei nostri obiettivi finanziari (che sono una delle componenti che ci aiutano nella realizzazione della maggior parte dei nostri obiettivi di vita).

Il paradosso è che proprio la minor cura della nostra educazione finanziaria, intesa come conoscenze tecniche ma anche aspetti comportamentali e buone pratiche da seguire nelle scelte finanziarie, ci fa perdere anche i risultati che si possono raggiungere.

Una recente ricerca di Allianz (Allianz global wealth report 2023), riportata sul sito di consulenza finanziaria indipendente AdviseOnly , condotta sui risparmiatori di sette paesi occidentali (USA, Australia, Regno Unito, Germania, Francia, Spagna ed Italia) evidenzia proprio queste differenze.

Sulla base di un questionario gli intervistati sono stati suddivisi in tre gruppi per livello di alfabetizzazione finanziaria (bassa, media o alta) e, per ogni gruppo, sono stati costruiti dei portafogli ideali sulla base delle preferenze degli intervistati.

In tutte e sette le nazioni  il rendimento dei portafogli ideali è risultato maggiore nei gruppi con alfabetizzazione finanziaria alta e minore nei gruppi con alfabetizzazione finanziaria bassa; questo non solo per le competenze tecniche, ma perché nel gruppo  con alfabetizzazione finanziaria  bassa detenere il contante su un conto o su un deposito viene considerato come investimento e la percentuale di “indecisi”, che alla fine non effettua nessun investimento dei propri risparmi, è risultata più alta degli altri due gruppi.

Una ulteriore elaborazione dei dati mostra il risultato annuale eccedente di un investitore con alta alfabetizzazione finanziaria rispetto ad un investitore con bassa alfabetizzazione finanziaria che, quantificato in euro, varia in un range che va dai 1.910 € della Spagna e i 2.300 € dell’Italia ai 4.870 € degli USA e i 5.000 € dell’Australia.

Ritengo che questa ampia differenza fra gli appartenenti allo stesso gruppo di competenza tecnica  sia dovuta ad una cultura che spinge i risparmiatori dei paesi “anglosassoni” ad una maggiore attenzione alla pianificazione finanziaria (per l’uso abituale di fondi pensione,  per l’assicurazione sanitaria, per pianificare l’istruzione universitaria dei figli ecc..) e alla conseguente considerazione della gestione delle proprie finanze paragonabile a quella che nei paesi mediterranei si riserva alle questioni fiscali o legali che impattano sulla vita di ciascuno.

Senza fare l’errore di identificare la buona pianificazione finanziaria solo con la “ricerca del rendimento” (specie nel breve periodo), le mie esperienze sul campo in oltre trent’anni anni hanno rafforzato in me la convinzione che le conoscenze tecniche insieme alla consapevolezza comportamentale e soprattutto le buone pratiche di pianificazione e condotta del nostro patrimonio sono in grado di fare la differenza nei risultati che possiamo raggiungere.

L’educazione finanziaria, quindi, può essere intesa non solo come una ulteriore conoscenza da apprendere, ma anche come una serie di comportamenti da assumere nel tempo e da modellare rispetto alle situazioni che viviamo nella nostra vita.

Una bussola che potrà portarci sino a mete che pensavamo irraggiungibili!


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